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Der Prozess

Animazione|Balletto

Mauro Bigonzetti | Alessandro Grisendi | Marco Noviello | Carlo Cerri

Nel buio più totale del sonno, si apre una porta da dove esce una donna vestita di pezzi di carta simbolo della sorte e della causa che si accanirà sul protagonista.

Questo l’incipit per DER PROZESS, balletto del coreografo Mauro Bigonzetti, debuttato nel marzo 2015 con la compagnia del Staatsoper di Hannover. Liberamente tratto dalla omonima opera letteraria di Franz Kafka, la coreografia ripropone le vicende di Josef K. che si sveglia la mattina del suo trentesimo compleanno e trova accanto a lui tre poliziotti pronti per arrestarlo per ragioni che non riesce a comprendere. Disorientato e incredulo, il protagonista, verrà progressivamente trascinato in un vortice giudiziario che lo porterà a perdere se stesso. La successiva trasposizione cinematografica, opera di Orson Welles nel 1962, agisce in modo decisivo sull’immaginario di Bigonzetti e viene evocata dalle video scenografie di OOOPStudio con tutta la forza e la drammaticità del bianco e nero della pellicola. I danzatori, avvolti in un’atmosfera inquieta e allucinata di luce e buio, mettono in scena le angosce dei singoli personaggi in una narrazione che si configura come un tragico incubo, metafora dell’uomo schiacciato da regole che non comprende e a cui non può ribellarsi. Le luci, sapientemente disegnate da Carlo Cerri, agiscono in una costante sinergia con la video scenografia riprendendone i tagli razionali, le linee e le geometrie creando, quasi con segni grafici, spazi che sono non luoghi in alternanza con i luoghi evocati dalle proiezioni. OOOPStudio crea per DER PROZESS sette differenti scene che accompagnano K. nella sua descensus ad inferos, sette luoghi evocativi e onirici ma allo stesso tempo fortemente legati al reale e strettamente modellati sullo spazio teatrale perché esattamente progettati con e su esso. Così la scelta di lasciare a vista i ballatoi a ridosso del soffitto del palcoscenico riservati agli operatori tecnici e l’utilizzo di quinte con proiezioni prospettiche sul fondo e laterali a completamento della creazione della scena in modo da fornire una percezione tridimensionale dell’ambientazione. Il senso d’intrappolamento è reso nelle video proiezioni attraverso il ripetuto utilizzo grafico di geometrie reticolate e seriali. Allo stesso modo l’alienazione dell’uomo moderno è portata sul palco nelle sagome scure di uomini chini sul lavoro, ripetitivi e spersonalizzati come il grande ambiente che li ospita. La ripetizione negli spazi architettonici si manifesta come simbolo del perpetuarsi degli accadimenti. L’eterno ritorno appare nelle grate dei luoghi di lavoro e in ambienti estremamente eleganti, come lo studio dell’avvocato in cui i motivi di archi si ripetono in un gioco di scatole cinesi infinito o l’archivio dove enormi pile di faldoni di carta precipitando al suolo rivelando lo spazio/prigione che incarcera il protagonista. Nella sala delle infermiere la torre a spirale allude al ripetersi degli eventi nella storia in cui il signor K., che è simbolicamente senza nome, diviene prototipo di ciò che accade ad altri e altri nella storia. Dopo aver attraversato tutte queste situazioni il protagonista piomba nel caos e nello spaesamento. Se fino ad un certo punto ha mantenuto il contatto con la realtà ora, mentre la fine si avvicina, sprofonda nella nebbiosa infinità prospettica di un surreale bosco/specchio dove va incontro alla follia. Follia che si manifesta al suo apice nell’unica scena, quella finale, in cui il colore fende il bianco e nero. Vittima di un potere anonimo che si definisce in ampie gerarchie da dove nessun giudizio reale emerge, K. soccombe al suo infausto destino e il “sistema” può portare a compimento l’esecuzione.

 

Produzione – Staatsoper Hannover

Coreografia -Mauro Bigonzetti

Disegno Scene & Luci – Carlo Cerri

Video Concepts – OOOPStudio/Carlo Cerri

Realizzazione Video – OOOPStudio

Costumi – Mauro Bigonzetti/Andrea Mayer

Luci – Elana Sibersky

Drammaturgia – Brigitte Knöß

Assistente Coreografo – Monica Caturegli/Mathias Brühlmann