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Respiri di Luce

VideoArte

Alessandro Grisendi | Marco Noviello

Immagina un luogo sospeso fuori dal tempo, dove il corpo si abbandona al silenzio e si lascia avvolgere da una luce morbida, quasi palpabile. Il volume che la circonda è più di una semplice struttura: è un simbolo, una membrana sottile che protegge e isola, ma al contempo suggerisce una connessione potenziale con ciò che si trova oltre.

Le figure, nella loro immobilità, raccontano di una condizione umana primordiale: vulnerabile e fragile, ma anche in cerca di senso. Un ritorno alle origini, al momento in cui tutto era potenziale, un gesto che racchiude una domanda esistenziale: chi siamo, quando tutto ciò che resta è il nostro corpo, illuminato da una luce interna, immerso nel buio di ciò che ci circonda? Il contrasto tra il buio esterno e la luce interna del volume evoca una tensione tra il caos del mondo e la quiete dell’introspezione. La scatola di luce è un luogo liminale, una soglia: qui non esistono certezze, ma solo la possibilità di trasformazione. Non è una prigione, ma nemmeno un rifugio assoluto. È un luogo di transizione, dove il corpo sembra fluttuare tra due dimensioni, quasi come se stesse aspettando qualcosa – una rivelazione, un cambiamento, o forse una resa totale al momento presente. Questa sospensione invita a riflettere sul rapporto tra l’essere e lo spazio che occupa. Il corpo non è più soltanto materia, ma diventa un medium attraverso cui luce e ombra raccontano una storia. La luce non proviene dal mondo esterno: è una luce che rivela e nasconde, che definisce i contorni ma non permette di afferrare del tutto ciò che c’è all’interno. Questo spazio diventa allora un luogo universale, un simbolo di quello stato in cui tutti, a un certo punto, ci troviamo: soli con i nostri pensieri, in un equilibrio precario tra ciò che siamo stati e ciò che potremmo diventare. La traslucenza del volume non è un ostacolo definitivo, ma un invito a immaginare cosa ci sia al di là, a interrogarsi sulla natura di quei confini che ci separano dagli altri e dal mondo. La figura sdraiata non sta fuggendo, né sta combattendo: è lì, semplicemente, in una resa serena a un momento di pura contemplazione.

In questa sospensione, in questo spazio indefinito, dove l’essenza dell’essere umano si manifesta nel suo stato più puro, il corpo diventa il punto d’incontro tra luce e ombra, tra vulnerabilità e forza, tra isolamento e connessione. Non ci sono risposte definitive, solo un invito a osservare, a sentire, a riflettere su cosa significhi esistere, in bilico tra il visibile e l’invisibile, tra ciò che conosciamo e ciò che rimane oltre la nostra comprensione.